Tre fattori che condizioneranno i rendimenti obbligazionari

L'analisi di AXA IM rivela quali saranno le conseguenze della conclusione del QE, alcuni fattori potrebbero iniziare a variare dai livelli attuali
18/10/2018 | Greta Bisello

Sono tre i fattori che condizioneranno i rendimenti obbligazionari ora che il QE sta per diventare soltanto un ricordo.

Chris Iggo, cio obbligazionario, AXA Investment Managers sottolinea l'importanza dei tassi di interesse reali, i premi inflazionistici e il rischio di credito.

Sul rischio dei tassi di interesse reali, Iggo afferma che:Io preferisco pensare che i rendimenti reali stiano salendo perché l’economia globale è stata robusta e perché il percorso futuro dei tassi di interesse è incerto. Questo è il primo fattore che ha inciso sui rendimenti obbligazionari. L’aumento dei rendimenti reali, a parità di tutti gli altri fattori, comporta un calo dei prezzi obbligazionari e rendimenti negativi, che sono ancora più negativi quando l’inflazione sale”. 

 

Per quanto riguarda il secondo invece:La ripresa economica ha determinato un incremento degli yield reali (+1% negli Stati Uniti dalla metà del 2016, +0,9% nell’Area Euro dai minimi di inizio anno e +0,6% nel Regno Unito dall’inizio del 2017). Non ci sorprende che l’incremento maggiore sia stato negli Stati Uniti, considerato il ritmo di crescita economica, la riduzione della capacità inutilizzata e l’incremento del debito pubblico. Tuttavia, a oggi, all’aumento degli yield reali non è corrisposto un incremento significativo dei premi per il rischio inflazionistico. Misurate attraverso i mercati delle obbligazioni indicizzate all’inflazione, le aspettative inflazionistiche risultano sotto controllo”.

 

In conclusione di analisi, c’è il rischio di un ampliamento degli spread di credito: "Un netto miglioramento della crescita del Pil reale conduce a un rialzo degli yield reali; i rischi inflazionistici iniziano ad aumentare mentre matura il ciclo economico, facendo salire i premi per tale rischio; l’economia rallenta poiché la stretta monetaria inizia a farsi sentire e gli spread di credito di conseguenza si ampliano. Questo ha senso in un ciclo di politica monetaria caratterizzato da un timido rialzo dei tassi (vi ricordate Janet Yellen?), un periodo di rialzi dei tassi graduale, in linea con un processo di normalizzazione, e poi una pausa seguita dall’ultima ondata di rialzi poiché la banca centrale teme di essere rimasta dietro la curva. Perdonatemi i riferimenti al mondo delle fiabe, ma ci troviamo ancora nella fase Goldilocks, con le banche centrali che seguono la magica strada di mattoni gialli verso la normalizzazione monetaria”.

 

Ci saranno momenti in cui gli yield reali, i premi per l’inflazione e gli spread di credito saliranno contemporaneamente. Probabilmente sarà una fase di breve durata. È probabile che la fase del ciclo in cui gli spread di credito iniziano veramente a salire si verifichi quando gli utili aziendali rallentano e la crescita economica è in decelerazione. È una situazione che solitamente avviene quando i mercati iniziano a scontare tassi di interesse più bassi (o a escludere un aumento dei tassi, cosa che potrebbe accadere in Europa se il ciclo rallenta prima che la BCE sia persino riuscita ad alzare i tassi).

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