I green bond a supporto della ripresa economica

Secondo T.Rowe Price le obbligazioni verdi emesse da governi e imprese possono contribuire a rimettere in moto l’economia nella fase post-crisi
21/05/2020 | Paola Sacerdote

“Crediamo che i green bond emessi da governi e imprese possano contribuire a rimettere in moto l’economia nella fase post-crisi”. E’ la view di Quentin Fitzsimmons, gestore obbligazionario di T.Rowe Price, secondo il quale questa crisi può rappresentare un’occasione per ripartire in modo più sostenibile.

 

Fitzsimmons ritiene che siano numerosi i driver che guideranno la crescita delle emissioni di green bond. “Innanzitutto, i governi hanno un’opportunità unica di far ripartire i propri Paesi in modo rapido e credibile annunciando una serie di programmi sostenibili dal punto di vista ambientale” spiega il gestore. “Inoltre, l’aumento vertiginoso dei deficit fiscali nella maggior parte dei Paesi sviluppati per far fronte all’emergenza farà probabilmente aumentare la competizione tra governi per accaparrarsi finanziamenti a costi attraenti”.

 

Sotto questo aspetto è interessante il caso dell’Italia. Il nostro Paese ancora prima dello scoppio della crisi aveva in programma la vendita di obbligazioni verdi: il Ministro delle Finanze Gualtieri aveva annunciato lo scorso ottobre che i green bond sarebbero stati utilizzati nelle finanze pubbliche del Paese. “Tuttavia, le uniche obbligazioni green emesse in Italia finora sono quelle societarie, di cui il principale emittente è Enel” spiega Fitzsimmons. “Affinché i green bond italiani possano essere appetibili per investitori internazionali come T.Rowe Price, servirebbe un impegno serio da parte del governo attraverso emissioni regolari nella forma di operazioni ‘jumbo’ da almeno un miliardo di euro. In ogni caso, la competizione per i finanziamenti da un lato e la spinta del progetto European Green Deal della Commissione Europea dall’altro porteranno sicuramente a nuove emissioni green e siamo sicuri che anche l’Italia sarà parte di questo trend”.

 

Passando dai governi al mercato corporateil clima e la sostenibilità rimangono in primo piano anche tra le priorità delle imprese.” Le società hanno dovuto adattarsi rapidamente alle nuove condizioni create dalla pandemia, facendo ricorso a reti di produzione diverse, lavorando con nuove catene di approvvigionamento e dovendo privilegiare la prossimità geografica rispetto al prezzo. La crisi ha così aperto gli occhi a molti imprenditori sul fatto che un modo più sostenibile di creare e distribuire i prodotti sia effettivamente possibile. Ciò a sua volta dovrebbe favorire l’emissione di green bond da parte delle imprese e contribuire a cambiare la mentalità di molti investitori” prosegue il gestore.

 

Ad una maggiore emissione di obbligazioni verdi dovrà però corrispondere la domanda dei mercati. Su questo fronte, malgrado i grandi passi avanti realizzati, alcune emissioni non convincono ancora del tutto gli investitori tradizionali, ed è quindi necessaria una maggiore trasparenza per migliorarne la credibilità. Un altro fattore che limita l’espansione del mercato dei green bond è la mancanza di liquidità, “ma anche su questo fronte ci sono segnali di miglioramento. Il boom di emissioni infatti sta contribuendo a rafforzarne il profilo di liquidità, cosa che a sua volta dovrebbe creare opportunità per gli investimenti di portafoglio” evidenzia Fitzsimmons.

 

Il gestore ritiene quindi che i tempi possano essere maturi per iniziare a integrare una certa quantità di bond verdi nei portafogli a reddito fisso. “Dal nostro punto di vista, un’obbligazione verde può essere preferibile rispetto a una tradizionale equivalente con le stesse caratteristiche di valutazione, per alcuni dei nostri portafogli, e siamo quindi pronti ad aumentare la nostra allocazione su questa asset class” conclude Fitzsimmons.

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