High-Yield, accelerazione entro l’estate anche in Europa

Gharbi (La Française AM) spiega che “il supporto delle banche centrali e dei governi è oggi decisivo per la crescita di questo mercato”. Per ciò che riguarda il rating favorisce “i grandi emittenti USA che offrono premi al rischio interessanti”
01/07/2020 | daniele.concas

“Il massiccio supporto delle banche centrali e dei governi per impedire che la crisi sanitaria si tramutasse in una gravissima crisi economica è oggi un elemento decisivo sul mercato high-yield. Grazie a queste misure, i flussi stanno gradualmente tornando verso l’asset class, e questo supporto inizia a venire riflesso nelle valutazioni dei bond high-yield”. Proprio per questo Akram Gharbi, gestore high yield di La Française AM non si aspetta un aumento sostanziale nei tassi di default.

“Il mondo - ricorda - ha sperimentato o sta sperimentando la crisi economica più seria dopo il 1929, ma paradossalmente consideriamo che questo dato non si tradurrà in un aumento severo del numero di default come fu nel 2001 (tasso di default del 22%) e nel 2008 (tasso di default del 15%), a causa delle attese sulla ripresa dell’economia globale (i primi segni della quale iniziano a materializzarsi in Cina e negli USA), alla luce della fine della quarantena e soprattutto del rapido e massiccio supporto da parte di Banche centrali e dei governi”.

L’esperto ritiene che “le proiezioni delle agenzie di rating sui tassi di default per il 2020 e il 2021 siano esagerate e che non tengano sufficientemente in conto il miglioramento delle condizioni finanziarie che hanno consentito a molti emittenti di rifinanziarsi e di migliorare significativamente le proprie condizioni di liquidità. Il volume delle emissioni obbligazionarie ha raggiunto i massimi di sempre, con oltre 1000 miliardi di dollari dall’inizio dell’anno. Nell’high-yield, il mercato USA si è rivelato molto dinamico, con un aumento del 57% delle emissioni rispetto all’anno scorso, a differenza del mercato europeo, rimasto meno dinamico ma per il quale ci si attende un’accelerazione entro l’estate”.

"Se lo scenario di ripresa assumerà la cosiddetta forma di una U, come nel nostro scenario base, le agenzie di rating dovranno abbassare probabilmente le loro proiezioni di default per l’high-yield (questi sono fattori che iniziano a venire gradualmente integrati dal mercato). Non pensiamo che vi sarà un’ondata massiccia di insolvenze sugli emittenti dell’energia negli USA. Il settore soffre certamente di un calo dei prezzi piuttosto brusco e senza precedenti, ma la crescita dei default si concentrerà principalmente sui player piccoli e sui mercati emergenti. Gli USA non rinunceranno mai all’indipendenza energetica e i repubblicani non ‘abbandoneranno il settore’”.

L’economista prevede che coloro che perderanno maggiormente dal calo del prezzo del petrolio saranno i “Paesi emergenti che dipendono largamente dalle commodities e soffrono di forti deficit esterni (Paesi del Medio Oriente ed America Latina). I piccoli produttori USA spariranno, ma questo non si tradurrà in un aumento dei default delle proporzioni che erano state previste all’inizio della crisi. Il mercato sta gradualmente integrando questo fattore come evidenziato dal significativo declino nel “distressed ratio” delle aziende negli USA, calato dall’80% di marzo a un valore attuale inferiore al 15%”.
 

Convinzioni sulla strategia di investimento High-Yield. “Geograficamente – spiega l’analista - preferiamo gli USA e l’Europa core, mentre restiamo cauti sui Paesi emergenti e periferici europei. I fondamentali dei Paesi emergenti appaiono indeboliti a causa della crisi in corso e della loro forte dipendenza dalle commodities (incluso il petrolio). Inoltre essi non beneficiano dello stesso supporto delle banche centrali offerto ad USA ed Europa Ci si attende che i Paesi periferici soffrano di un significativo declino della crescita e di un importante aumento del debito pubblico. Anche il rischio politico pesa notevolmente”.

Per ciò che riguarda il rating “favoriamo i grandi emittenti USA (soprattutto i fallen angels) che offrono premi al rischio interessanti rispetto agli emittenti europei, specialmente con un calo significativo nei costi di copertura valutaria che dovrebbe protrarsi nel tempo grazie alla politica monetaria espansiva della FED”.

Akram Gharbi conclude prendendo in esame i settori: “Rimaniamo cauti sui titoli ciclici con rating ‘B’ e ‘CCC’ e favoriamo gli emittenti ‘benchmark’ rispetto ai piccoli emittenti con bassi livelli di liquidità”.

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