Come cambiano gli investimenti dopo la pandemia

La strada verso la ripresa è ancora lunga, ma si iniziano a individuare i settori che emergeranno vincenti nell’era post-Covid. L’analisi di Capital Group
17/05/2021 | Redazione Advisor

La strada verso la ripresa è ancora lunga, e nonostante il sostegno delle politiche fiscali e monetarie stiamo offrendo sostegno al mercato azionario è bene adottare un atteggiamento prudente. E’ la view di Martin Romo, equity portfolio manager di Capital Group.

 

“L’entusiasmo che si respira oggi sul mercato per la ripresa e il ritorno alla normalità ci lascia un po’ perplessi” osserva l’esperto. “Per alcuni settori, come gli immobili commerciali e l’energia, il Covid potrebbe provocare una sorta di “estinzione di massa” dei fondamentali futuri. Non pensiamo che questi settori scompariranno, ma la base per elaborare delle previsioni sui fondamentali delle loro aziende è cambiata per sempre. Alcune aziende stanno sfruttando la pandemia come un’opportunità di adattamento e utilizzano dati, tecnologie e analisi per crearsi una posizione concorrenziale più forte e contribuire a risolvere alcuni dei problemi più importanti che ci troviamo ad affrontare oggi”.

 

Un settore che sta cambiando in meglio è ad esempio quello dell’assistenza sanitaria. “Le autorità normative hanno allentato le regole antiquate sulle visite “di persona” e ora i medici pressoché ovunque stanno ricorrendo alle visite in modalità virtuale. Stiamo osservando innovazioni entusiasmanti anche nei dispositivi di monitoraggio indossabili, inclusi quelli per il controllo continuo del glucosio, le pompe per l’insulina, i loop recorder ECG impiantabili e i dispositivi per le apnee notturne connessi, che consentono ai medici di monitorare sempre più spesso i pazienti da remoto”.

 

Romo è positivo anche sul settore dei semiconduttori, che ha tutte le carte in regola per trainare lo sviluppo industriale per decenni. “I semiconduttori sono diventati imprescindibili per le telecomunicazioni, Internet, l’analisi dei dati, l’intelligenza artificiale, le automobili e i prodotti fisici di tutti i tipi. Lo dimostra chiaramente la recente carenza di chip. Le aziende non ne hanno mai abbastanza. Quelle automobilistiche, in particolare, stanno faticando a far quadrare i costi per produrli, tanto che i paesi iniziano a pensare che i semiconduttori siano una risorsa strategica, un ambito da sviluppare necessariamente a livello nazionale o per il quale trovare opportunità di acquisizione di capacità produttiva.

 

“Considerando la rilevanza e la potenziale adozione di contenuti in streaming e videogiochi da parte della prossima generazione di consumatori, il possibile ritorno sull’investimento è allettante” prosegue Romo. “La spesa globale totale per i videogiochi è salita del 20% lo scorso anno, raggiungendo i 180 miliardi di dollari. A titolo di confronto, nel 2019 l’industria cinematografica globale ha raggiunto un picco di 100 miliardi di dollari. E la cosa entusiasmante è che i videogame non presuppongono solo una partecipazione attiva: sono veri e propri sport con tanto di fan e spettatori, che finiranno per rimpiazzare Broadway e l’NBA. Molti di questi giocatori online stipulano ogni anno contratti di sponsorizzazione e accordi multimilionari”.

 

“Basti pensare che Amazon Twitch, una delle piattaforme streaming più in voga, vanta visualizzazioni per 1,9 miliardi di ore al mese, a fronte degli 1,65 miliardi mensili della NFL. È una cifra straordinaria e questi videogame stanno diventando sempre più coinvolgenti. Ecco perché continueremo a monitorare attentamente lo sviluppo dei videogame, ma mano che si intrecceranno con altre forme di intrattenimento” conclude Romo.

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