Azionario, la situazione potrebbe complicarsi

Stefan Rondorf di Allianz GI spiega che “i mercati devono fare i conti con una combinazione di fattori abbastanza delicata: i dati economici si stanno indebolendo, mentre i tassi di inflazione continuano a salire e risultano ancora superiori alle previsioni”
05/11/2021 | Daniele Riosa

“A quasi due anni dallo scoppio della pandemia i mercati finanziari devono fare i conti con una combinazione di fattori abbastanza delicata: i dati economici si stanno indebolendo rispetto ai livelli estremamente elevati dovuti alle riaperture, mentre i tassi di inflazione continuano a salire e risultano ancora superiori alle previsioni". Stefan Rondorf, senior investment strategist global economics & strategy di Allianz Global Investor, nel suo outlook mensile di novembre, sottolinea che “questi due sviluppi hanno un fattor comune: i problemi legati ai ‘colli di bottiglia’”.  

Il manager spiega che “a causa della carenza di beni intermedi, di cui i semiconduttori sono solo l’esempio più eclatante, l’utilizzo della capacità degli impianti produttivi sta diminuendo. Le carenze sul fronte dei trasporti allungano i tempi di consegna di molte merci. Questo significa che ci sono meno beni da fornire ai consumatori, siano essi disposti a pagare di più o costretti a farlo in quanto pensano di non avere altra scelta. I colli di bottiglia sono particolarmente evidenti nei mercati dell’energia. Negli ultimi tempi i prezzi del gas naturale sono saliti parecchio e anche quelli del petrolio tendono al rialzo. Un aumento che si riflette nel generale incremento dei costi di riscaldamento e della benzina, e quindi dei costi di trasporto. Tali trend secondo alcuni riporterebbero alla mente la stagflazione degli anni ‘70”.

Ma si tratta di una prospettiva plausibile per la situazione attuale? “Noi pensiamo di no, in particolare per due motivi: l’espansione economica è ben lontana dalla stagnazione. Sicuramente la crescita è in rallentamento, ma resta robusta, e in base ai modelli di previsione i rischi di recessione al momento sono pressoché assenti. Lo shock sul fronte dell’offerta di petrolio è decisamente più moderato rispetto a quello degli anni ‘70. A metà di quel decennio il tasso di variazione del prezzo del greggio a 2 anni sfiorava il 150%, mentre oggi si attesta nell’ordine del 20-25%. Si può ancora supporre che nel corso del 2022 la maggior parte dei fattori alla base degli attuali incrementi inflazionistici tornerà alla normalità. Tuttavia, recentemente anche le componenti più rilevanti del paniere hanno evidenziato tassi di crescita elevati. Vale la pena di citare in particolare i canoni di affitto negli Stati Uniti”.

“Negli USA - continua il gestore - anche i salari destano attenzione, mentre su questo fronte l’area euro per il momento mostra ancora dinamiche contenute. Detto ciò, in passato le rivendicazioni salariali si sono spesso basate sull’osservazione diretta dei tassi di inflazione. Considerata la carenza di forza lavoro in un numero sempre maggiore di settori, anche in Europa si prospetta un rialzo dei salari nei prossimi trimestri. Tutto ciò crea una situazione delicata per le banche centrali. L’inflazione sembra più elevata e più tenace di quanto sperato in un primo momento. Molti si attendono un ridimensionamento dei programmi di acquisto titoli avviato durante la pandemia".

Tuttavia, "i mercati dei tassi di interesse stanno facendo un ulteriore passo avanti: nelle ultime settimane gli investitori hanno iniziato a scontare almeno tre rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve entro fine 2023, mentre sino a poco tempo prima ne attendevano uno o poco più. La Bank of England dovrebbe operare un primo inasprimento dei tassi già nel corso di quest’anno. Benché il livello dei tassi resti modesto, soprattutto rispetto all’attività economica, le incertezze in questi segmenti del mercato aumentano”.

“Sinora - conclude Rondorf - il contesto per i mercati azionari non si è ancora rivelato particolarmente complesso. Possono continuare a beneficiare di risultati aziendali solidi, mentre le valutazioni a volte molto elevate sono giustificate da tassi reali decisamente contenuti. Tuttavia, nell’immediato, anche per le azioni la situazione potrebbe complicarsi”.

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