Azioni stabili nonostante la normalizzazione monetaria

Barjou (Lyxor AM): “Le azioni hanno superato potenziali ostacoli quali il rallentamento della crescita, un'inflazione ostinatamente alta e un drastico aggiustamento delle previsioni sulla normalizzazione delle politiche monetarie”
11/11/2021 | Lorenza Roma

I mercati azionari non hanno praticamente reagito alla brusca rivalutazione dei propositi di normalizzazione delle principali banche centrali dei paesi sviluppati. A rivelarlo è Florence Barjou, cio di Lyxor Asset Management.

 

“Il fatto che questa rivalutazione dell’orientamento della politica monetaria globale abbia risparmiato le azioni costituisce un fattore relativamente rassicurante”, sottolinea Barjou. “Se prendiamo l'esempio degli Stati Uniti, i mercati si aspettano ora due rialzi dei tassi l'anno prossimo, a partire da giugno. Per noi, questo è il livello massimo di severità che la Fed potrebbe adottare”.

 

Il rischio di aumento dei tassi, che era stata una delle nostre principali preoccupazioni per i mercati azionari, sembra essere diminuito, almeno nel breve termine”, prosegue il cio. “L'inasprimento a breve termine è stato prezzato, e con i dati sull'inflazione globale destinati a diminuire entro la fine dell'anno, potremmo anche assistere nel breve termine ad un movimento al ribasso della curva dei tassi”.

 

“Ai livelli attuali di valutazione delle azioni, questo non è tuttavia sufficiente per ridiventare aggressivi sulle azioni, e preferiamo mantenere il nostro posizionamento più neutro”, afferma Barjou che aggiunge “restano alcune incertezze, come il blocco del tetto del debito negli Stati Uniti, che è stato solo rimandato. Un impatto maggiore sulla crescita e sui profitti non è da escludere nel 2022, se i salari dovessero aumentare. Infine, il supporto fornito dalla stagione degli utili svanirà con l'ingresso nei mesi invernali, mentre la crescita globale continuerà probabilmente a rallentare”.

 

Sul fronte delle obbligazioni societarie, invece, siamo passati da un posizionamento di sottopeso a neutrale. Riconosciamo che gli spread sono sottili ma, con il rischio di duration che si è ridotto, i default che rimangono bassi e i tassi reali saldamente ancorati in territorio negativo, preferiamo questo segmento alla liquidità”, conclude il cio.

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