Gli investitori europei non rinunciano a investire in Cina

Nonostante le preoccupazioni generate dal crac Evergrande e dagli interventi normativi, Pechino rimane un asset strategico per i portafogli. L’analisi di Cerulli Associates
02/12/2021 | Paola Sacerdote

Gli interventi regolamentari del governo di Pechino e i timori legati alla crisi di Evergrande hanno messo alla prova la fiducia degli investitori negli asset cinesi, ma il Paese asiatico rimarrà un fattore chiave nel processo decisionale di investimento in Europa. E’ quanto rileva Cerulli Associates nell’ultima edizione del report “The Cerulli Edge—European Monthly Product Trends”.

 

Cerulli osserva che la domanda di asset cinesi è stata elevata negli ultimi anni, sulla scorta della decisione della nazione asiatica di aprire gradualmente i suoi mercati dei capitali agli investimenti esteri. "Tuttavia, gli investitori sono stati turbati da una serie di eventi che hanno causato oscillazioni nei prezzi delle attività", osserva Fabrizio Zumbo, associate director della società di consulenza. L'indice MSCI China, che ha registrato un rendimento positivo del 29,7% nel 2020, è in calo del 14,0% da inizio anno.

 

Secondo i dati di Morningstar, gli asset under management dei fondi cinesi domiciliati in Europa, compresi quelli focalizzati su Cina, Greater China e Hong Kong, sono aumentati del 76,5% nel 2020, chiudendo l'anno a 104,2 miliardi di euro. Nel 2021 invece la crescita è stata relativamente modesta, con il patrimonio gestito salito a 176 miliardi di euro a giugno, prima di scendere a 166 miliardi di euro entro la fine di ottobre. Le ragioni principali di questo calo sono da imputarsi all’inasprimento della regolamentazione deciso dal governo cinese per diversi settori e al rischio di default di Evergrande. In aggiunta, l’azienda leader dell’e-commerce Alibaba ha recentemente subito diverse battute d'arresto a causa degli interventi di Pechino per frenare il dominio del gigante tecnologico.

 

Nonostante le preoccupazioni, molti investitori continuano a mantenersi fiduciosi sulle opportunità di lungo termine offerte dagli investimenti in Cina. Da inizio anno, sempre secondo Morningstar, nei fondi d’investimento cinesi si sono riversati 38,4 miliardi di euro. Tuttavia, ci sono anche investitori che stanno evitando la Cina, a causa dei dubbi sulle sue credenziali ESG. In questo ambito, le preoccupazioni riguardano la raccolta dei dati ESG delle aziende cinesi, ma anche la sostenibilità del percorso di crescita futuro del gigante asiatico considerando l'attuale scenario macroeconomico e geopolitico.

 

"Guardando al futuro, la Cina continuerà a essere un fattore importante nel processo decisionale di investimento in Europa", afferma Zumbo. Secondo un sondaggio condotto da Cerulli, più della metà dei manager in Europa stanno cercando di di portare a bordo expertise nelle vendite nell’ambito dell’azionarioemergente nei prossimi 12-24 mesi.

Hai trovato questa news interessante?
CONDIVIDILA

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Vuoi rimanere aggiornato e ricevere news come questa?
Iscriviti alla nostra newsletter e non perderti tutti gli approfondimenti.