Gestori globali, pessimismo (e liquidità) in aumento

Secondo la Global Fund Manager survey mensile di BofA la liquidità nei portafogli degli investitori professionali è al livello più alto dagli attacchi terroristici dell’11 settembre
18/05/2022 | Paola Sacerdote

I gestori sono sempre più preoccupati riguardo alla crescita globale e al deterioramento delle prospettive dei mercati azionari, e di conseguenza hanno incrementato la quota di liquidità nei portafogli al livello più elevato dagli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001. E’ quanto rileva l’ultima edizione della Global Fund Manager Survey di BofA Secutities, condotta tra 288 investitori professionali che gestiscono asset complessivi per 833 miliardi di dollari.

 

Secondo il sondaggio, l’allocazione media alla liquidità nei portafogli dei gestori è salita a maggio al 6,1%, dal 5,5% registrato nella rilevazione del mese precedente. Questo spostamento verso la liquidità, condotta tipica durante i periodi di maggiore avversione al rischio, coincide con un significativo indebolimento delle aspettative sugli utili aziendali. Il 66% dei gestori di fondi a maggio ha affermato di aspettarsi un rallentamento dei profitti globali, un livello minimo paragonabile ad altri periodi di profonda crisi, come il 2008 dopo ilo fallimento di Lehman Brothers, e il periodo successivo allo scoppio della bolla delle dotcom nel 2000.

 

Per quanto riguarda i rischi di coda, secondo i gestori in cima alla lista ci sono le politiche monetarie aggressive banche centrali (per il 31%) e una recessione globale (per il 27%), mentre calano le preoccupazioni riguardo all’inflazione (18%) e i timori di una guerra (10%). Per quanto riguarda l’asset allocation, i settori privilegiati dai gestori in questa fase sono le commodity, l’heathcare e i beni di prima necessità, mentre vengono evitati tecnologia, mercati europei e mercati emergenti. Il trade più affollato resta il posizionamento long su petrolio e commodity.

 

BofA rileva che il sondaggio di maggio è “estremamente ribassista”, ma non ci sono ancora segnali di una vera e propria “capitolazione”, perché i gestori continuano ad attendersi aumenti dei tassi piuttosto che dei tagli. In effetti, gli investitori hanno incrementato le attese sul numero di rialzi attesi da parte della Fed in questo ciclo di inasprimento, e ora si aspettano 7,9 rialzi contro i 7,4 di aprile.

 

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