Senza risparmio non c’è stabilità

Il capitale finanziario e quello produttivo dovrebbero essere le due facce di una stessa medaglia presente in ciascun portafoglio liberamente costituito, con effetti positivi sul quadro macroeconomico. Questa l’idea di…
18/08/2022 | Francesco D'Arco

"Le incertezze che gravano sul futuro sono tali da trasformare ogni previsione economica in pura congettura; in queste circostanze sarebbe consiglia bile astenersi dal formulare ipotesi su come andrà l’economia e dedicare invece maggiori cure al miglioramento delle istituzioni, per renderle capaci di assorbire gli shock sul piano economico e sociale al fine di dare basi solide alla fiducia nel futuro”. Il monito del presidente della Consob Paolo Savona, espresso in occasione dell’Incontro annuale con il mercato finanziario dello scorso 21 giugno 2022, non lascia spazio a interpretazioni e porta subito le riflessioni dal piano delle “congetture” (o previsioni, se utilizzare i termini più tradizionali del mondo finanziario) al piano della concretezza. Una concretezza che non può non fare i conti con l’inflazione.

 

“Un bravo maestro, Karl Brunner, insegnava ai suoi allievi che il problema dell’inflazione è non averla, ma se per un qualsiasi motivo si incappa in essa, il problema diviene come uscirne senza creare danni irreparabili” ha affermato Savona. Se sul piano teorico non esiste consenso sul da farsi, su quello pratico è ormai chiaro che l’orientamento prevalente “rifiuta il ricorso a strette monetarie o fiscali della dimensione necessaria per incidere significativamente sull’inflazione e preferisce un approccio graduale e moderato, affidando a politiche fiscali compensative la cura degli effetti delle crisi; queste ultime, ancorché socialmente comprensibili, sfociano in aumenti di spesa pubblica finanziata con maggiore debito, giustificando talvolta la scelta con la riduzione del rapporto con il PIL, ignorando che ciò accade per l’aumento del suo valore nominale”.

 

Ci troviamo quindi di fronte ad un mondo che deve fare i conti con una “difficile condizione che comporta per i cittadini sacrifici, i quali, per essere superati, richiedono di raggiungere unità di intenti a livello nazionale e un più stretto coordinamento internazionale, condizioni difficili da aversi in presenza di tensioni politiche interne e geopolitiche. Ne consegue che si deve trovare una via alternativa per impedire che l’inflazione, “la tassa iniqua che viola i principi fondanti della democrazia, colpisca la stabilità finanziaria e reale, erodendo i due pilastri su cui si basa la nostra crescita e il welfare”, ha sottolineato il presidente della Consob che ha provocato il mercato lanciando quella che lui stesso ha definito una “proposta alternativa”. Di cosa parliamo? di un un portafoglio che si auto-protegge dall’inflazione.

 

“Lo scorso anno il risparmio italiano ha registrato ancora una buona tenuta, ma i primi indizi per il 2022 manifestano segni di cedimento dei flussi” ha chiarito nel corso del suo discorso il prof. Savona. “È anche emersa con chiarezza la tendenza, che ha mostrato nel corso del 2021 una netta accelerazione, a investire in strumenti speculativi e in mercati esteri, scelte non sempre basate su criteri razionali. Affidare al solo mercato la cura di queste attitudini, non di rado sollecitate da previsioni che la realtà si è data carico di smentire, potrebbe causare gravi conseguenze economiche e sociali, oltre a porsi in contrasto con il dettato costituzionale che considera il risparmio un bene pubblico”.

 

Da qui la necessità di intervenire. In primo luogo incanalando il risparmio verso le iniziative produttive delle imprese di ogni dimensione. “È pur vero che la stretta relazione che si era stabilita tra politica monetaria e andamenti dei mercati regolamentati va causando fluttuazioni di valore delle imprese che scoraggiano siffatti investimenti” ha spiegato il numero della Consob, “ma va emergendo una più stretta e sana relazione tra quotazioni e profitti, sui quali l’inflazione opera in via favorevole, perché gli aumenti di prezzo interessano il mercato globale e non incidono in profondità sulle ragioni di scambio tra imprese nazionali e internazionali. L’inflazione colpisce soprattutto i consumatori finali le cui risorse provengono da redditi sostanzialmente fissi e i risparmiatori che hanno investito in titoli di credito”.

 

Ma è la seconda proposta che si spinge oltre e cerca di trasformare questa situazione di difficile interpretazione e gestione in un volano per saldare il faticoso legame tra risparmio ed economia reale: “Un secondo passo è creare portafogli che auto-proteggano i risparmiatori dall’inflazione, nel cui ambito gli investimenti in titoli di proprietà svolgono una funzione primaria” ha affermato Savona. “La proposta prevede una composizione equilibrata tra attività mobiliari e immobiliari, affidando la redditività agli andamenti dell’economia reale, così alleggerendo la politica monetaria del peso di manovre inusuali sui tassi dell’interesse. Le soluzioni tecniche possono essere diverse e la politica avrebbe il compito principale di creare la struttura giuridica di accoglimento più idonea, per dare vita a un meccanismo protettivo del risparmio che soddisfi il dettato costituzionale”.

 

A riguardo Savona ha però sottolineato che, volendo, dei portafogli anti-inflazione già esistono. Un “tentativo intrapreso a livello europeo, sia pure circoscritto, ma integrabile con la proposta avanzata, è quello dei Fondi di investimento a lungo termine (ELTIF) e dei Piani individuali di risparmio (PIR), questi ultimi attuati in particolare in Italia. La capacità auto-protettiva dall’inflazione di un siffatto portafoglio sarebbe ancora più efficace se il risparmiatore decidesse, in modo equilibrato rispetto all’euro, i suoi investimenti denominati in valute estere usate per le esportazioni” ha spiegato il presidente Consob che ha così spiegato la ratio della proposta: “La ratio della proposta poggia sul fatto che le attività mobiliari con un rendimento inferiore al saggio dell’inflazione patiscono una perdita di potere di acquisto, mentre quelle immobiliari di norma presentano aumenti di valore. La soluzione proposta ha il vantaggio di non porre maggiori gravami sul bilancio dello Stato e sarebbe in linea con il dettato costituzionale che incoraggia e tutela il risparmio “in ogni forma” e “favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione” e “alla proprietà diretta coltivatrice”. 

 

L’attuazione della proposta avanzata di una politica di incentivazione e tutela del risparmio rappresenterebbe, secondo Savona “una risposta concreta alla necessità e alla volontà, ripetutamente espresse di indirizzarlo verso l’attività produttiva, in quanto lo incanalerebbe verso la formazione di nuovo capitale, dato che a ogni investimento mobiliare, che incorporerebbe i titoli di proprietà e di debito delle imprese produttive, corrisponderebbe un ammontare proporzionale di investimenti immobiliari, i quali storicamente hanno avuto un ruolo trainante nelle fasi di ripresa produttiva e occupazionale. Nella soluzione proposta, il capitale finanziario e quello produttivo sarebbero le due facce di una stessa medaglia presente in ciascun portafoglio liberamente costituito, con effetti positivi sul quadro macroeconomico”.

 

Il tutto partendo dal presupposto e dalla convinzione espressa fin dall’inizio del discorso del presidente Consob Paolo Savona all’Incontro annuale con il mercato finanziario del 21 giugno, ovvero che i due fattori sui quali poggiano il benessere e la stabilità reale e finanziaria del Paese sono le esportazioni e il risparmio.

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