Reddito fisso e valute: vincitori e vinti dopo Brexit

Torna la corsa ai beni rifugio: oro, Bund e Treasuries. Penalizzati gli asset più rischiosi, bancari e periferici
24/06/2016 | Massimo Morici

Con il 51,9% dei voti per l’uscita contro il 48,1% il Regno Unito esce dall’Unione europea, in cui il paese era entrato nel 1973. Un voto che ha sorpreso i mercati, che negli ultimi giorni, forse spinti dai sondaggi, avevano scommesso sulla vittoria del “Remain” al Brexit. Pesantissime le conseguenze immediate sui mercati valutari: in mattinata, a poche ore dalla pubblicazione dei risultati del referendum, la sterlina britannica nei mercati asiatici ha perso valore rispetto al dollaro statunitense, scendendo ai livelli più bassi degli ultimi trent’anni, trascinando con sé anche l'euro; dollaro USA e yen giapponese, invece, si sono invece rafforzati nel segno di una diminuzione della propensione al rischio globale. Nelle scorse settimane alcuni osservatori avevano previsto, in caso di Brexit, il collasso della divisa britannica (George Soros ha parlato di una svalutazione del 20%).

"Presteremo molta attenzione a un contagio negli asset europei, in particolare per quanto riguarda l'euro. Anche se la Bce sta espandendo il suo bilancio in modo aggressivo, è evidente che gli investitori hanno ridotto le loro scommesse su un continuo deprezzamento dell'euro. Il voto per l’uscita rifocalizza l'attenzione del mercato sui rischi di divisioni politiche in Europa e questo, unito a una politica monetaria che incoraggia l’indebolimento dell’euro, porterà secondo noi ad un ripresa dell’indebolimento dell’euro rispetto al dollaro statunitense" spiega Michael Metcalfe, head of global macro strategy, State Street Global Markets.

Il contagio dovrebbe portare al rialzo i rendimenti dei titoli sovrani dei paesi periferici dell'eurozona, così come a un significativo peggioramento della liquidità nel mercato dei corporate bonds, sia nel Regno Unito che nella zona euro. Tra gli investitori è iniziata la corsa al "porto sicuro": i beni rifugio, come per esempio oro, Bund (che si è mosso rapidamente sotto zero) e il Treasury USA (ha fatto un rally di 25 punti base nel corso della notte). Quanto ai Gilt, tutti gli occhi sono puntati sulla Bank of England che si è impegnata ad inondare di liquidità il settore bancario, mentre è stato ventilato un possibile declassamento del rating per il Regno Unito a seguito della vittoria del Leave (non ci sono rilevanti rischi di default per una nazione che può stampare la propria moneta, fanno notare gli esperti).

"Ora che il risultato è chiaro, la reazione da parte di Banche centrali e politici sarà chiave per limitare le conseguenze negative. Sfortunatamente, sebbene la reazione di breve termine del mercato sia naturalmente negativa, l’outlook di lungo termine per l’economia del Regno Unito e per i mercati finanziari è potenzialmente peggiore. Il livello di incertezza avrà probabilmente un impatto significativo sugli investimenti e sulla creazione di posti di lavoro nell’economia britannica, almeno fintanto che i negoziati saranno in corso. Potremmo vedere aziende manifatturiere basate nel Regno Unito spostare i centri di produzione nell’Europa continentale, a causa delle aspettative su barriere commerciali e tariffarie per i beni prodotti extra-Ue" spiega Gareth Isaac, gestore obbligazionario di Schroders.
 

Ma chi saranno i perdenti nel reddito fisso? Anzitutto, gli asset obbligazionari più rischiosi, secondo Jim Leaviss, head of retail fixed interest at M&G Investments. Che spiega: "Poiché aumentano le preoccupazioni di una rottura dell’Unione Europea, i titoli di Stato di Italia e altri Paesi dell’Europa periferica non stanno performando bene. I titoli di Stato italiani e spagnoli sono aumentati di 30 punti base questa mattina. Gli spread delle obbligazioni del settore finanziario dei Paesi periferici si sono anch’essi ampliati di 60 punti base per quanto riguarda il credito senior, mentre i subordinati oltre i 130 punti base. Le banche in generale, anche quelle delle nazioni ‘core’ stanno soffrendo rispetto ai corporate bond di altri settori".

Per David Stanley, portfolio manager, European Investment-Grade Bonds di T.Rowe Price, "saranno colpiti tutti gli strumenti percepiti come rischiosi: la maggior parte degli asset britannici ed europei diminuirà di valore. Perderanno valore le obbligazioni societarie denominate in sterline, nonché quelle emesse da società britanniche ma denominate in altre valute". Il gestore, tuttavia, è convinto che l’ampliamento degli spread nel mercato delle obbligazioni societarie britanniche presenterà anche un’opportunità. 

"Uno dei principali elementi di differenziazione - conclude - è il grado di esposizione britannica delle imprese. Le società domiciliate nel Regno Unito che generano la maggior parte degli utili nell’Europa continentale potrebbero essere penalizzate in un primo tempo, parallelamente alla situazione generale, ma in realtà corrono meno rischi pertanto rappresenterebbero una buona opportunità di acquisto. Inoltre saranno duramente colpite le società europee e statunitensi che emettono obbligazioni in sterline. Si presenterà così un’ottima opportunità per acquistare obbligazioni societarie di alta qualità in sterline, anziché in euro o dollari, per poi coprirle con le rispettive valute di riferimento”.

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