Paesi e ESG: ecco vincitori e vinti secondo RobecoSAM

La Grecia risale posizioni, mentre ora è la Germania a scendere. È ancora la Scandinavia nelle prime posizioni
16/04/2019 | Massimo Morici

È ancora la Scandinavia nelle prime posizioni rispetto a qualsiasi altra regione nella classifica globale ESG. È quanto emerge dal Country Sustainability Ranking (CSR) di RobecoSAM è il risultato di un'indagine sulle credenziali ESG di 65 Paesi - 22 dei mercati sviluppati e 43 dei mercati emergenti - che viene pubblicata due volte l'anno. Stando alla classifica, i paesi in fondo alla lista sono – come è facile immaginare – sono i mercati emergenti in difficoltà. La logica alla base è che l'analisi di sostenibilità del Paese offra una visione alternativa dei fattori trainanti del cambiamento per un'economia, e fornisca agli investitori informazioni sui punti di forza e di debolezza di un Paese per un'ampia selezione di indicatori ESG.

Gli analisti di RobecoSAM si sono concentrati sui fattori a medio-lungo termine che hanno un impatto indiretto (o talvolta anche diretto) sulla capacità di un governo di mettere in atto politiche economiche ragionevoli e generare entrate sufficienti a garantire la capacità di fare fronte al debito. Gli indicatori sono stati selezionati in base alla loro disponibilità, rilevanza, plausibilità e rilevanza finanziaria, e sono aggiornati regolarmente. I punteggi per questi parametri si basano su oltre 200 serie di dati sottostanti provenienti da tutto il mondo, estrattu da fonti che includono organizzazioni internazionali come la Banca Mondiale, le Nazioni Unite o l'Organizzazione internazionale del lavoro, oltre a una varietà di rispettabili agenzie governative, istituzioni private e ONG. Coprono tematiche che un investitore potrebbe aspettarsi, quali il rischio ambientale, il consumo energetico, le tensioni sociali o il rischio politico, insieme a questioni più delicate come lo sviluppo umano (accesso all'istruzione, ecc.) e la stabilità delle istituzioni.



Guardiamo in dettaglio alcuni risultati. Gli esperti spiegano che negli ultimi anni vari eventi – dalla crisi del debito sovrano in Europa alla primavera araba e la crisi in Ucraina – hanno chiarito la rilevanza di questo tipo di informazioni per gli investitori. "Per esempio, gli indicatori della Banca Mondiale per la governance, incorporati nello strumento di valutazione CSR, hanno mostrato che i Paesi periferici dell'Europa Meridionale PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna) avevano strutture di governance molto più deboli rispetto ai loro omologhi nordeuropei. Questo ha portato a maggiori sofferenze durante la crisi rispetto alla Germania, e alcuni hanno richiesto il bailout della Bce" si legge in una nota di RobecoSAM.

"L'Irlanda - prosegue la nota - ha iniziato a deteriorarsi prima rispetto ai rating del mercato dei capitali e il punteggio ESG pre-crisi della Spagna (6,19 a marzo 2007) era ben al di sotto di quello della Germania (7,34), anche se all'epoca godeva dello status di tripla AAA. Ma i tempi cambiano - i Paesi spesso salgono e scendono le classifiche in base alle tematiche ESG da essi affrontate, e i risultati a volte possono essere sorprendenti. La Grecia si è in larga misura ripresa dal piano di salvataggio originario, mentre ora è la Germania a fare i conti con disordini politici. Il Paese è infatti scivolato in classifica nel novembre 2018 a causa dell'incertezza sulla stabilità del governo dopo che Angela Merkel aveva dichiarato che avrebbe lasciato la cancelleria in seguito alle elezioni, viste le difficoltà incontrate nel processo di costituzione di una coalizione. E il Lussemburgo è sceso in classifica a causa della bomba a orologeria di natura demografica legata al tema del pagamento delle pensioni. Al contrario, l'Indonesia è salita in classifica dopo aver alzato l'età pensionabile da 55 a 65 anni, come pure la Colombia in seguito all’ottenimento di un accordo di pace con il gruppo ribelle FARC".

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