Fed non più accomodante ma tutto molto graduale

Come ampiamente atteso, il FOMC ha deciso di aumentare il tasso ufficiale di 25 punti base, in un intervallo compreso tra il 2 e il 2,25%, come hanno reagito gli investitori?
27/09/2018 | Greta Bisello

Come ampiamente atteso, il FOMC ha deciso di aumentare il tasso ufficiale di 25 punti base, in un intervallo compreso tra il 2 e il 2,25%. Tuttavia, il Comitato ha rimosso il riferimento ad una politica monetaria accomodante, segnalando che il FOMC ritiene che il tasso politico si stia avvicinando alla neutralità.

 

Charles St Arnaud, senior investment strategist di Lombar Odier IM  mette in guardia: "La dichiarazione chiarisce che sarà necessario un ulteriore inasprimento, ma potrebbe iniziare a indicare una maggiore flessibilità nei tempi dei prossimi aumenti, probabilmente alla luce dell’incremento delle incertezze (principalmente l'impatto della escalation di una guerra commerciale), sebbene le previsioni del FOMC siano cambiate minimamente". 

E prosegue: "A nostro avviso, gli investitori non stanno più concentrando la propria attenzione sulla politica monetaria della Fed ma, piuttosto, sulla probabilità che la Banca Centrale stia andando troppo in là nel ciclo di inasprimento monetario, fattore potrebbe scatenare la prossima recessione e non i tempi del prossimo rialzo". 

 

Con questa politica monetaria via via sempre meno accomodante c'è da chiedersi come reagirà la curva dei Treasury, secondo Sophia Ferguson, senior portfolio manager active fixed income and currency di State Street Global Advisors: “E' probabile che la curva del Treasury statunitense continui ad appiattirsi nel breve termine. Mentre il mercato inizierà a incorporare un incremento dei tassi nei prossimi trimestri, insieme ad un allentamento della stretta fiscale, ci aspettiamo di assistere nuovamente ad una graduale re-accentuazione della curva".

 

Sul fronte valutario invece la moneta statunitense rialzista è rimasto deluso da questo ulteriore rialzo e secondo Lee Ferridge, responsabile Multi-Asset Strategy per le Americhe di State Street Global Markets: "Il dollaro potrebbe essere sottoposto a pressioni contro l'euro, che recentemente è stato più vigoroso rispetto alla controparte statunitense, mentre anche i tassi a lungo termine potrebbero diminuire. La mancanza di un messaggio più aggressivo da parte del FOMC dovrebbe dare sollievo alle valute dei mercati emergenti".

 

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