Intesa-UBI, destino incerto per IWBank. Non per il private e l'asset management

E dopo "l'acquisizione" il marchio UBI è destinato a "sparire". Ad affermarlo Carlo Messina, a.d. di Intesa Sanpaolo, che in una conferenza stampa ha chiarito le linee guida per il dopo-fusione.
18/02/2020 | Francesco D'Arco

Il marchio UBI Banca “non ci sarà” più dopo la fusione. UBI Private entrerà nella galassia Fideuram-ISPB. Per IW Bank sarà necessaria una ulteriore valutazione, che non esclude l’ipotesi Banca dei Territori. Le fabbriche prodotto non saranno vendute. Sono queste alcune delle linee guida dichiarate da Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, in occasione della conferenza stampa svoltasi nel pomeriggio di martedì 18 febbraio. Una conferenza durante la quale Messina ha messo subito in chiaro alcuni aspetti dell’operazione: “'La nostra offerta non è concordata perché non c’é modo di fare un'acquisizione in modo che sia concordata. Questo non è un merger of equals, è un’acquisizione". E in quanto tale prevede, una volta completato il delisting e la fusione, la scomparsa del marchio UBI Banca: “Abbiamo tolto Comit, Cariplo, Sanpaolo, toglieremo anche UBI”, ha annunciato l'a.d. di Intesa Sanpaolo, sottolineando che “Ubi è un marchio risultante, non è un marchio storico come Cariplo, Sanpaolo o Imi”. “Quello che conta sono le persone e saranno quelle che valorizzeremo” ha aggiunto. Un approccio pragmatico che si ripercuote anche sulle risposte fornite ai giornalisti in merito al futuro di IWBank e delle fabbriche prodotto. Nel primo caso Messina, rispondendo ai colleghi di Bluerating, ha affermato che “IWBank e UBI Private (facendo un distinzione legata al servizio offerto e non tanto al brand usato, vista la fusione sotto un unico marchio delle due strutture, ndr) sono due realtà del mondo UBI verso le quali abbiamo molta attenzione. Si tratta di attività per noi potenzialmente strategiche perché fanno parte del private banking, segmento che riteniamo anch’esso strategico per il nostro gruppo. Poi se IWBank andrà a finire nel private banking o nella Banca dei Territori, questo non l’ho ancora deciso, mentre per UBI Private mi pare logico che il futuro sarà nel private”. Mentre per quanto riguarda le fabbriche prodotto, l’a.d. di Intesa Sanpaolo ha replicato a chi gli chiedeva se in caso di fusione con Ubi Banca sarà possibile la cessione di alcune fabbriche prodotto: “'Non abbiamo intenzione di vendere fabbriche prodotto, siamo acquirenti di fabbriche prodotto. Altri vendono i gioielli per poter presentare una crescita dei dividendi, la nostra storia e' completamente diversa”. Ora gli occhi sono puntati sul CdA Straordinario di UBI Banca, previsto per mercoledì 19 febbraio, e sulla reazione degli azionisti all’offerta di Intesa Sanpaolo. Una reazione che, secondo Messina, non può non essere positiva: “ “L'offerta è verso gli azionisti e siccome la maggioranza del capitale di Ubi Banca è in mano a investitori internazionali non credo ci possa essere un esito diverso da una soluzione favorevole a Intesa Sanpaolo” ha dichiarato l'a.d. di Intesa durante la presentazione dell'offerta pubblica di scambio su Ubi. “Poi ci si può arrivare in modo più o meno amichevole e sarebbe un peccato non fosse amichevole”, ha aggiunto ricordando che l'operazione Intesa-Ubi sarebbe “la più grande nella storia d'Europa, con l'Italia che fa cose che neanche la "core Europe" riesce a fare” e quindi è difficile opporsi se “non ci sono motivazioni personali”, ha concluso.

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