Transizione al centro

Anche nella pratica professionale è ormai frequente la richiesta di valutare la fattibilità di alcuni nuovi modelli, che intendono avvalersi della tecnologia a supporto dei processi interni di prestazione dei servizi...
21/05/2022 | Nunzia Melaccio*

Nel proprio intervento al Convegno Annuale dell’Associazione Europea di Diritto Bancario e Finanziario, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha trattato due temi attualmente centrali per il sistema: innovazione e sostenibilità. Di particolare interesse la disamina in materia di innovazione. Difatti, in essa emerge la lucida consapevolezza di come la tecnologia potrà contribuire a modificare i tradizionali modelli di offerta dei servizi bancari - un processo, questo, già in atto seppur veda un numero di operatori ancora molto concentrato - e dei servizi finanziari. Anche nella pratica professionale è ormai frequente la richiesta di valutare la fattibilità di alcuni nuovi modelli, che intendono avvalersi della tecnologia a supporto dei processi interni di prestazione dei servizi, soprattutto per la semplificazione dell’esecuzione degli oneri di compliance e di gestione delle tematiche ESG, rispetto al quadro regolamentare vigente. In fase di prima analisi, si tratta spesso di progetti che potrebbero dare un sostanziale imprinting di innovazione all’intermediario e la fase di approfondimento è affrontata con forte determinazione da parte dei promotori. Ciò non esclude che nella fase di realizzazione, emergano talune criticità che, come sottolineato anche dal governatore della Banca d’Italia, meritano di essere attentamente valutate. In primis, l’incertezza che esista un’effettiva domanda per un’offerta che punti all’innovazione tecnologica. Tale incertezza può essere mitigata affiancando un modello innovativo ad uno tradizionale, al fine anche di educare adeguatamente la clientela target. Il sostegno alla “transizione” potrebbe essere allora realizzato anche attraverso politiche commerciali accattivanti che tuttavia, nel concreto, mostrano un impatto anche significativo sulla marginalità, a fronte di investimenti che potrebbero essere anche rilevanti. Dall’altro canto, proprio il peso degli investimenti da realizzare per approntare modelli operativi o di offerta innovativi, rappresenta un ulteriore fattore di criticità. Una possibile soluzione potrebbe risiedere nel rinvenire all’esterno le competenze necessarie per l’ideazione, la realizzazione ed il monitoraggio di modelli tecnologicamente innovativi. Tuttavia, così come avviene nell’ambito del c.d. open banking, ciò potrebbe significare la necessità di richiedere al cliente di autorizzare terze parte all’accesso alle sue informazioni e, in taluni casi, ai suoi conti. Inoltre, l’affidamento a terzi deve essere attentamente analizzato nel contesto della disciplina delle esternalizzazioni il che comporta almeno un’attenta due-diligence sul fornitore e l’acquisizione diretta del know - how necessario almeno per il suo monitoraggio nel continuo. La responsabilità per l’esecuzione dell’attività permane infatti in capo all’intermediario. Proprio in base a tale considerazione emerge un ulteriore aspetto di assoluta rilevanza, il cosiddetto cyber risk. La relazione del Governatore sul punto richiama che nel 2020 gli attacchi informativi gravi alle principali banche europee sono aumentate di oltre il 50%. Il rischio cibernetico proprio dell’intermediario, in caso di affidamento a terzi, è incrementato dal rischio cibernetico del terzo, soprattutto dove l’intermediario non sia in grado di valutarlo e monitorarlo adeguatamente. Certo, l’esistenza di potenziali criticità non deve mai frenare l’innovazione, ovviamente anche nel caso in cui si tratti di innovazione tecnologica. L’esperienza “sul campo” è dunque utile per confrontarsi con i possibili nuovi modelli e avere dunque la possibilità di individuare quali siano le effettive possibili tematiche meritevoli di attenzione. La consapevolezza che l’innovazione non debba essere frenata, ma compresa e adeguatamente supportata. Ciascuno deve dunque fare la sua parte perché l’innovazione tecnologica applicata ai servizi finanziari possa esprimersi al meglio, gestendo nuovi rischi e allo stesso tempo valorizzando le nuove opportunità per l’intermediario e il cliente. 

 

+articolo tratto dal numero di maggio di ADVISOR

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