2019-2020, questi i numeri della rivoluzione Fintech

Il sistema finanziario italiano ha aumentato gli investimenti in tecnologia. Ecco quali sono le cifre investite e gli effetti sul mondo della consulenza finanziaria.
27/11/2021 | Francesco D'Arco

Abbiamo sentito spesso parlare di una accelerazione della digitalizzazione del mondo bancario in seguito alla pandemia, ma concretamente di che tipo di investimenti stiamo parlando? Una risposta arriva dall’Indagine Fintech nel sistema finanziario italiano condotta dalla Banca d’Italia nel primo semestre 2021 e resa nota nel mese di novembre.

 

“La spesa in tecnologie fintech per il biennio 2021-2022 ammonta a 530 milioni di euro ed è in crescita rispetto al biennio precedente (456 milioni di euro)” si legge nell’indagine curata da Alessandro Scognamiglio. “Rispetto alla precedente rilevazione è aumentato il numero degli intermediari investitori (da 77 a 96 unità) e dei progetti (da 267 a 329), suggerendo un maggior tasso di adozione di tecnologie innovative all’interno del sistema finanziario. A partire dal 2023 e fino alla messa in produzione, i progetti censiti comporteranno ulteriori spese per 281 milioni di euro”.

 

Una spesa che resta però distribuita su un limitato numero di intermediari, in ulteriore concentrazione rispetto alla precedente rilevazione: “il peso dei primi 10 investitori è infatti aumentato di circa 5 punti percentuali, all’84,7 per cento. Il contesto risulta tuttavia diversificato e in evoluzione: tra i primi dieci investitori figurano banche di piccole e medie dimensioni e intermediari creditizi non bancari; soltanto tre intermediari sono presenti in questa particolare graduatoria in entrambe le ultime due rilevazioni; si osserva, inoltre, un apprezzabile aumento della scala dell’investimento” si legge nel report che evidenzia come limitatamente al biennio 2019-2020 la spesa fintech del sistema bancario abbia “rappresentato il 3,1 per cento della spesa per l’acquisto di software, hardware e impianti tecnologici e per il funzionamento dei sistemi IT; nel precedente biennio era stata pari all’1,5 per cento”.

 

Ma quali sono le aree di business che maggiormente sono state coinvolte in questi investimenti? Dati alla mano i progetti per innovare l’erogazione del credito e i pagamenti digitali (in particolare, quelli per il mobile banking, il digital lending e i servizi connessi con l’open banking) si distinguono per numerosità dei progetti e risorse assorbite. Sono numerosi anche i progetti per l’innovazione dei processi delle business operations e della governance, per quanto significativamente inferiori sotto il profilo delle risorse investite. Il peso dei progetti per l’innovazione dei servizi di investimento e assicurativi resta, invece, contenuto sia in termini di progetti avviati che di spesa.

 

Su quest’ultimo punto Banca d’Italia ha rilevato che “le spese per i 19 progetti diretti a innovare i servizi di investimento, sono concentrate per quasi il 70 per cento in capo a tre banche e ammontano a circa 33 milioni di euro, dei quali 15 spesi nel biennio 2019-2020, 14 previsti per il biennio successivo e 4 a partire dal 2023. I flussi di cassa in entrata di tali investimenti verrebbero realizzati prevalentemente nel medio periodo, con entrate previste pari a 10 milioni di euro nel 2021, 27 nel 2022 e 40 a partire dal 2023”. Non solo. “L’80 per cento dei progetti viene sviluppato attraverso partnership, principalmente utilizzate per accedere a tecnologie avanzate altrimenti non disponibili all’intermediario”.

 

In particolare i vari progetti analizzati risultano funzionali “all’incremento della qualità e dell’efficienza dei processi di investimento; vengono impiegati Robo advisor, piattaforme di private cloud computing, tecniche di ML, NLP e API a supporto dell’attività di consulenza e della gestione individuale dei portafogli”. Soprattutto per quanto riguarda la gestione del rischio, sotto tanti punti di vista, anche reputazionale, monitorando con sistemi automatizzati di alert e di monitoraggio dei portafogli della clientela.

 

“Per quanto ostacolati da fattori economici e tecnologici” concludono dalla Banca d’Italia, “gli investimenti cominciano a delineare con maggiore nitidezza modelli di intermediazione, che, facendo leva sullo sviluppo delle nuove tecnologie, divengono meno dipendenti dal contributo del fattore umano e coinvolgono nuovi attori economici; contestualmente, le nuove tecnologie consentiranno anche alla clientela di stabilire nuove forme di interazione con gli intermediari con potenziali effetti anche sulle modalità di offerta dei servizi presso le reti distributive fisiche”.

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